Lo Zen Soto

Il Maestro Dogen

Nel XIII° secolo, il monaco giapponese Dogen, dopo un soggiorno in Cina, portò la pratica dello Zen Soto in Giappone. La sua opera principale, lo Shobogenzo (Il Tesoro dell'Occhio del Vero Dharma), è uno dei vertici della letteratura religiosa e filosofica mondiale. Per Dogen la pratica manifesta l'illuminazione e coincide con il "lasciar cadere il proprio corpo-mente" trascendendo ogni dualismo.

Il Maestro Keizan

Dopo Dogen Zenji, la luce del Dharma venne trasmessa a Ejo Zenji, a Gikai Zenji e, in seguito, a Keizan Kenji, quarto antenato del lignaggio giapponese Zen Soto. Diversamente da Dogen Zenji, che si concentrò profondamente sulla pratica individuale e monastica, Keizan Zenji sfruttò le proprie capacità volgendole all’esterno, per diffondere la dottrina. Più di 15.000 templi testimoniano oggi questa diffusione.

Kodo Sawaki Roshi

Nel XX° secolo, sopratutto a partire dal secondo dopoguerra l'Occidente cominciò a interessarsi all'aspetto filosofico dello Zen, grazie anche al movimento beat dei tardi anni '50, mentre nella stessa epoca, in Giappone, il Maestro Kodo Sawaki dava una nuova vitalità alla pratica della tradizione Soto. Bisognerà tuttavia aspettare la fine degli anni '60 per vedere i primi seri contatti fra i maestri zen giapponesi e gli occidentali,

Maestri contemporanei

Alcuni importanti maestri che hanno contribuito alla diffusione dello Zen Soto in Occidente sono: Shunryu Suzuki, Taizan Maezumi e Dainin Katagiri, che hanno radicato profondamente questa tradizione negli Stati Uniti; Taisen Deshimaru, che ne diffuse capillarmente la pratica in Europa, e Kosho Uchiyama, successore di Kodo Sawaki, che, sebbene non lasciò mai il Giappone, esercitò una notevole influenza su molti praticanti occidentali.

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