Lo Zen e la Danza

"Con infinita gratitudine al Maestro Dainin Katagiri, nel quale riconosco lo spirito del danzatore, al mio Maestro, Shohaku Okumura Roshi, i cui insegnamenti sono per me continua fonte di pura ispirazione. Un grazie anche al "grande" Guglielmo Doryu, col quale ho la fortuna di condividere l'amore per la Danza, la Pratica dello Zen e la preziosa vita di tutti i giorni."  Annamaria Gyoetsu Epifanìa

Il Buddhismo Zen fin dalla sua comparsa in Cina e successivamente in Giappone influenza profondamente le arti, così vicine all'intuizione profonda: Ikebana, Cerimonia del Tè, Calligrafia, Arti Marziali, Poesia Haiku, Pittura, Architettura ...Danza. Molti artisti in Occidente ne hanno subito il fascino. Per noi, Annamaria Gyoetsu e Guglielmo Doryu, entrambi danzatori professionisti e praticanti Zen da svariati anni, il modo di danzare e di porgere la Danza, si radica profondamente nello Zen e ne riflette l’apertura del cuore e l'universalità di linguaggio.

L’azione non sottoposta all’influenza discriminante della mente ma semplicemente lasciata essere così come è, risulta viva, vera, danzante. Si può danzare al di là dei concetti e delle parole: ciò che un pittore Zen può racchiudere in un cerchio si può tradurre nell’infinito scorrere di un respiro dopo l’altro, di un gesto dopo l’altro, e può restituire ad ognuno di noi il senso di essere goccia e di essere mare, senza separazione. Nel nostro modo di lavorare, il corpo coglie l'ispirazione dalla gestualità quotidiana, dall'influenza delle emozioni sulla sfera fisica, dalla Natura da incarnare e non solo da osservare! Essere erba, essere vento… senza separazione: è il lavoro sull’inevitabile, sull’essere ogni momento la manifestazione della realtà assoluta: impermanente, irripetibile.

Come per la Meditazione, l’attenzione del corpo fluisce e va in ogni azione della vita quotidiana, ci rende intimi con noi stessi, “uno con il corpo e il respiro”. In ogni gesto c'è apertura, libertà, intuizione, studiare lo Zen e la Danza è vivere il corpo e i gesti come chiave per intuire la forza religiosa  dell'essere. Danzare diventa così ascoltare, contemplare e praticare l’insegnamento della Via, così come il ritorno al silenzio nella Meditazione è vivere immersi nella  piena esperienza dell’esistenza.

Quando la nostra azione proviene dal profondo della vita, è danzaDainin Katagiri, Maestro Zen

Toccare ciò che sta in profondità richiede tempo, pazienza, bisogna imparare a vedere ciò che c’è dietro le manifestazioni fisiche, verbali.  Una forte motivazione è ciò che ci può sostenere, ciò che ci aiuta a praticare. Il nostro corpo che danza è la danza stessa, non c’è distanza tra noi e la danza, né separazione. Questo è ciò che risulta essere bello: la cura di ogni forma al massimo dell’impegno, della presenza.

La danza nasce e muore, appare e scompare, muta continuamente, è il mondo impermanente. Noi, la danza e tutti gli esseri siamo uniti nell’atto del danzare che diventa così pace, armonia. Il nostro vero cuore viene così espresso. Completamente immersi non possiamo vedere la danza, né riflettere sul suo significato, possiamo solo danzare.

La nostra comprensione è il risultato della dinamica dell’azione fondata sulla identità di corpo, respiro, mente: è praticare qualcosa con completa e perfetta devozione. L’azione diventa un comportamento caratterizzato da bellezza e verità, suscita naturalmente rispetto, la avvolge una dignità che proviene dal profondo dell’esistenza di ogni essere.

Danzando la Natura realizziamo unione e interdipendenza con la Natura stessa e allo stesso tempo lei ci è guida e ci insegna qualcosa di sé. Scopriamo l’esistenza di un rapporto infinito, costante e dinamico tra noi e tutto ciò che c’è in ogni direzione. Diventa naturale, esercitandosi, anche se pensiamo che il nostro corpo sia rigido, diventare tutt’uno con la danza, senza pregiudizi. Corpo e mente completamente uniti, flessibili, senza esitazione, sono l’esatta perfezione della personalità umana. Questa è la Via del Bodhisattva, la via di chi dona sè stesso, la via di chi vede nell'altro sé stesso.

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