Meditazione Zen: Zazen
Zazen : Quieto Dimorare
Meditazione Zen, Zazen: una riscoperta del proprio vero essere
Una Via di liberazione dai condizionamenti e consapevolezza che in noi stessi esiste una dimensione nuova, più vasta e profonda.
Imparare ad ascoltare, entrando in contatto con sé stessi, liberi dalla morsa dell’avidità e dall’attitudine giudicante dell’ego. Aprirsi alla fluidità e alla gratuità.
Dove realizzare che non c’è separazione alcuna fra noi e l’Universo.
La Pratica viva, nella quotidianità, diviene naturalmente dono e beneficio per noi e per tutti gli esseri
Shikantaza: Semplicemente Seduti
Seduti su uno zafu (cuscino rotondo).
La colonna vertebrale ben dritta, senza tensioni.
Le gambe incrociate nella posizione del loto , o del mezzo-loto, o parallele su un panchetto o sedia,
le ginocchia ben radicate al suolo.
La mano sinistra posata sulla mano destra, i pollici si sfiorano.
Il mento rientrato , le spalle rilassate, lo sguardo aperto posato verso il basso.
Mushotoku: lo Spirito Libero
La mente concentrata sulla postura del corpo e in ascolto del respiro.
I pensieri scorrono, come nuvole nel cielo, li si osserva nascere e sparire, senza trattenerli
Lo Spirito si libera dall’attitudine compulsiva a dominare, controllare, ottenere.
"E’possibile tentare una descrizione di che cosa è Zazen con gli strumenti del nostro linguaggio ?
Zazen è affidarsi completamente, senza riserve, alla forza che ci fa vivere e morire, che ci ha portati ad essere e che fa battere il nostro cuore, che fa sorgere e tramontare i nostri pensiieri, che è dentro e fuori la portata del nostro controllo : affidarsi con la presenza di tutto se stesso, con la posizione del corpo e dello spirito.
Per il corpo Zazen è assumere la posizione tramandata, stabile e non contratta, rilasciata e non abbandonata. Il corpo è il tempio : tornare alla posizione del corpo è tornare alla realtà, ricostruire l’ integrità di corpo e spirito.
E per lo spirito Zazen è non discriminare, non scegliere, lasciare che la realtà incontaminata si manifesti tramite l’essere seduti, in quel momento."
Jiso Forzani e Yushin Marassi, dall'intoduzione al Bendowa di Eihei Dogen